L’abbazia di Torri

Il suo nome esatto è Abbazia della SS. Trinità e di S. Mustiola e si trova a Torri, frazione del Comune di Sovicille, a cinque minuti di auto da Rosia.

Siamo in Val di Merse ed è qui che i vallombrosani, (forse lo stesso Gualberto fondatore dell’Ordine), decisero di edificare poco dopo al Mille una delle loro più grandi Badie.

La prima testimonianza risale all’anno 1069, quando il Papa Alessandro II la prese sotto la sua protezione con apposita Bolla papale, indirizzata all’abate Ildebrando:

dilecte nobis in Xro filio Ildebrando abbati monasterii sancte Trinitatis in loco qui dicitur Torri, tuisque successoribus abbatibus perpetuam in domino salutem”.

Da allora in poi numerosi pontefici che si succedettero sulla sedia romana riconfermarono la loro protezione a questa Abbazia ed ai suoi numerosi beni: Eugenio III nel 1152, Alessandro III, Clemente III, Innocenzo IV e Alessandro IV nel 1258.

Da questi documenti emergono le enormi proprietà che ebbe nel tempo Santa Mustiola, a dimostrare quanto sia stata potente in quei secoli. Si va dall’Ospedale di Cuna in Val d’Arbia (Monteroni) alla chiesa di San Quirico in Val d’Orcia, dalla vicina cappella di San Gregorio a Torri a quella di Tonni (Sovicille), dalla cappella di S. Andrea a Frontignano (Murlo), alla chiesa di Taverne (Siena), dalla corte di Campagnatico (Grosseto) a metà del Padule di Orgia ed ancora decine di altre pertinenze.

Nella seconda metà del XII secolo, durante l’espansione politica e territoriale del Comune di Siena anche il Monastero di Torri fu costretto a venire a patti ed a cedere alcuni luoghi in favore della città.

Successivamente si ritrovò anche a dover affrontare gli scontri tra Siena (schierata con l’Imperatore) ed il Papato. In questa fase i monaci di Santa Mustiola si schierarono contro il Papa, il loro Vescovo ed il Priore Generale del loro stesso ordine, parteggiando per la parte imperiale.

Fu così che il Pontefice Alessandro III ordinò all’abate Generale di Vallombrosa di destituire l’abate Rolando di Torri dalla sua carica, ma questi, avendo solidi appoggi, non fu potuto scacciare e rimase al suo posto fino al 1174, anno nel quale fu perdonato dal Pontefice Alessandro.

Pochi anni dopo (1205), tutti gli uomini di Torri giurarono fedeltà al Comune di Siena.

Tra i beni del Monastero figurano anche, a partire dal 1224, alcuni mulini sul vicino fiume Merse in comproprietà con il Comune di Siena.

Nel secolo successivo, con deliberazione del Concistoro (ad anno 1332), il Comune di Siena deliberò che l’abbazia di Torri fosse esentata da una tassa straordinaria imposta per urgenze di guerra, come anche da qualunque altra contribuzione in virtù dei privilegi di cui ormai godeva.

Nel XIV secolo, il monastero subì notevoli vicissitudini che lo portarono nell’arco di qualche decennio a vendere gran parte dei propri beni, tanto che agli inizi del secolo successivo fu posto in regime di Commenda.

L’Abbazia di Torri fu soppressa da Pio II nel 1462 con l’ordine perentorio che da allora ne fossero abati perpetui gli stessi arcivescovi di Siena e questo avvenne fino al 1867, anno nel quale i beni del monastero furono alienati alla nobile famiglia Nerucci di Siena.

Dell’imponente Monastero ad oggi sono ancora in buono stato il Chiostro e la Chiesa.

Il primo merita in assoluto di essere visitato. A pianta quadrata, esso rappresenta ancora bene le caratteristiche stilistiche del XII-XIII secolo ed è ricco di scene riprese dalla bibbia, ma anche e di figure ornamentali come fiori, figure umane scolpite o animali simbolici e mitologici.

Secondo le cronache senesi del Tizio, la consacrazione della chiesa del monastero di Torri avvenne nell’anno 1189, diversi anni dopo la costruzione del Monastero ed è quindi probabile che fosse un ingrandimento di un primo edificio di culto. A consacrarla fu Buono vescovo di Siena assistito da Ildebrando vescovo di Volterra, in quanto il monastero fu inizialmente parte della seconda Diocesi prima di essere inglobato in quella senese.

In fondo alla chiesa attuale è ancora possibile vedere un’attestazione (postavi posteriormente nel secolo XVI), che ricorda quell’avvenimento: “TEMPLUM DECRETO CLEMENTIS III P.M. EPISCOPIS BONO SENENSI, ILDEBRANDO VOLATERRANO – MARTINO MASSANO ET GUALFREDO CROSSETANO MCLXXXIX DICATUM, ASCANIUS PICCOLOMINEUS – ARCHIEPISCOPUS RHODIENSIS AMPLIOREM FORMAM REDEGIT. A MDLXXXIII”.

Molto suggestive per i visitatori le figure scolpite di draghi e le decorazioni arboree alternate da teste di piccoli di putti e pure le due teste di leone in travertino che fiancheggiano la porta.